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Girolamo Ciulla nasce a Caltanissetta nel 1952.
Inizia ad esporre nel 1970 partecipando alla "VII Rassegna d'Arte Contemporanea" a Palazzo del Carmine nella sua città natale. Dal 1987 comincia la collaborazione con Tiziano Forni, fondatore della Galleria Forni di Bologna e, dopo avere esposto alla "Versiliana" di Marina di Pietrasanta, decise di trasferirsi nella cittadina toscana e, da allora, continuando a lavorare presso la Bottega Versiliese.
Le linee conduttrici del pensiero sotteso alle opere di Girolamo Ciulla vengono perfettamente descritte da numerosi critici d’Arte che hanno seguito l’evoluzione dell’Artista nel corso degli anni.
Scrive di lui Vittorio Sgarbi in un editoriale del 10 dicembre 2023 sul quotidiano "Il Giornale":
Mentre Ciulla era certamente pagano, ma in quella forma, propria delle Matres matutae, in cui l’umanità e la religione si fondono. C’era in lui qualcosa di arcaico e di profondo, più vicino allo stile severo che a quello classico, come se nelle sue sculture rivivesse la memoria delle Kore e di Kouroi arcaici.[...] Lui vivo, immortale come ha voluto essere. Degli altri si contano le ore; per lui è iniziata l'immortalità.» (Vittorio Sgarbi, Addio all'arcaico Ciula, pagano ed ora eterno. Il Giornale, 19.12.2023 p. 28).
La missione dell’artista viene sapientemente descritta anche da Giuseppe Ingaglio che, nel suo scritto “La Permanenza del Mito” rilasciato in occasione dell’omonima mostra del Ciulla tenutasi a Caltanissetta presso Palazzo Moncada, ha ripercorso il viaggio artistico di Girolamo Culla e il parallelismo con il mito di Odisseo nel suo viaggio di ritorno verso Itaca: “Altra cifra iconica del percorso artistico di Girolamo Ciulla sono gli schemi compositivi, in cui emergono animali, teste con geometriche acconciature, imbarcazioni e architetture classiche: è un repertorio simbolico, soprattutto nei temi evidentemente e dichiaratamente legati alla sua sicilianitudine. la memoria figurativa riprende, infatti, i temi legati alla Sicilia e al mito che ne pervade ogni angolo, ogni situazione, ogni esistenza [...] La Trinacria [...] è la sua memoria della traccia che unisce il percorso da Girolamo Ciulla, dando valore al tempo e alla permanenza del mito [...] Un territorio in-abitato da greggi custoditi da Ariete, inesorabile, ma al tempo stesso capace di salvaguardare Ulisse nella grotta di Polifemo dalla fauci di quest'ultimo, nascondendo Odisseo nel suo folto vello. in-abitato anche dalla nereide Galatea, la quale riesce, nonostante la violenza di Polifemo, a ridare vita al giovane da lei amato. Ulisse ha una meta da conseguire, ritornare a Itaca, ritornare a casa con la sua Penelope[...]Anche Girolamo Ciulla compie un percorso di rientro [...]continuare a condurre le suggestioni della sicilianitudine nella permanenza del mito” (La Permanenza del Mito, a cura di Giuseppe Ingaglio, Edizioni Lussografica, 2022, pag. 6).
Ed infatti, sulle sculture in travertino, materiale prevalentemente usato per la realizzazione delle sue opere, si riescono a scorgere tratti di forte stabilità, tipici del sincretismo scultoreo siciliano ed ellenico: i miti narrati in chiave in chiave contemporanea non inducono a soffermarsi sull’antichità ma a sostenere che le idee vivono oltre gli uomini ed il tempo.
Se l’opera scultorea di Ciulla è ormai universalmente nota, meno conosciuta, ma di elevato interesse è quella grafica: le sue opere scultoree, infatti, erano spesso precedute dalla realizzazione di disegni dotati di una peculiare valenza espressiva. Steli, animali sacri, effigi ed ancora miti della tradizione ellenica e siciliana: Cerere, il coccodrillo, la scimmia, le messi, i satiri danzanti sono le figure care alla sua iconografia, narrate per mezzo di disegni di forte stabilità ed estremamente sintetici. Saranno esposti circa venti disegni realizzati con tempera su carta.
Numerose le collettive cui Girolamo Ciulla è stato invitato e si è reso protagonista di numerosi eventi espositivi in tutto il mondo. Altresì di rilievo sono i suoi interventi in diversi contesti monumentali come le sculture realizzate per la chiesa di San Pietro a Caltanissetta (2002), l’Acqua di Cerere a Pietrasanta (2022) con altre opere monumentali presenti nelle città di Seul (Corea del Sud), Assuan (Egitto)e Malindi (Kenya).
Espone altresì alla 54ª Biennale d'Arte di Venezia, Padiglione Italia, Regione Siciliana, all’Expo del 2015 tenutosi a Milano oltre a ricevere numerosi premi nazionali ed internazionali.
Deceduto l'8 dicembre 2022 a Pietrasanta, lo scultore è stato tumulato nello spazio riservato ai cittadini illustri della città, assieme, fra gli altri, a Fernando Botero e a Igor Mitoraj.
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