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Cattedrale Santa Maria la Nova

 

Salve visitatore, benvenuto presso il settimo ed ultimo punto del percorso architettura, la Cattedrale Santa Maria la Nova. 

 

CENNI STORICI

A differenza della maggior parte delle consorelle siciliane, la chiesa di S. Maria la Nova non nasce cattedrale; sorge nel 1570 in conseguenza dello spostamento dell'insediamento di un centro urbano di circa diecimila abitanti in direzione ovest, subentrando quale sede parrocchiale ad altre chiese site nella zona sud-est con l'intitolazione “La Nova” per distinguerla dalla chiesa degli Angeli e da “S. Maria la Vetere”.

La prima fase dei lavori di edificazione di quella che nel 1884 diventerà la cattedrale si protrarrà per 52 anni, sino al 1622. Nel 1848 verrà completato il prospetto, quattro anni più tardi sarà eretto un secondo campanile e solo nel 1948 saranno portati a termine i lavori di costruzione del transetto, dell'abside e della cupola, iniziati nel 1922. La cattedrale nissena porta i segni delle sovrapposizioni e delle modificazioni che solo negli anni ne hanno definito l'identità, ma la dimensione diacronica e l'eclettismo che la connotano non ne hanno contaminato o imbruttito il profilo architettonico né hanno provocato stridenti contrasti stilistici. Tuttavia l'importanza di questo edificio sacro non travalicherebbe l'ambito locale se non fosse stato nobilitato dai grandiosi affreschi settecenteschi del fiammingo Guglielmo Borremans.

ARCHITETTURA 

Come possiamo notare, il prospetto abbastanza esteso per larghezza è costituito da due comparti; inferiore di ordine Toscano e il superiore di ordine Ionico. Le due parti sono separate da una cornice sostenuta da sei lesene nei quali nella loro successione delimitano i tre portali d'ingresso.

Il portale principale immette nella navata principale ed è affiancato da due colonne di ordine toscano che sostengono una trabeazione su cui sono poste in sequenza verticale – una lapide in marmo con incisa l'epigrafe della dedicazione del tempio (1622) e della sua elevazione a cattedrale (1844), e una scultura che riproduce lo stemma del capitolo – cattedrale.

In occasione della visita a Caltanissetta del papa (9-10 maggio 1993) sono stati attaccati, a destra e a sinistra del frontone, gli stemmi rispettivamente di Giovanni Paolo II e del Vescovo Mons. Alfredo Maria Garsia.

Nella parte superiore, di ordine ionico, sovrastante il portone principale, si apre il finestrone che da luce alla navata principale.

Ai Lati si ergono i due campanili con ornamento cuspidale.

All'inaugurazione del 1622 il prospetto risultava tra le opere incompiute. Sicchè nel 1782 il parroco Sillitti diede inizio ai lavori che, continuati per alcuni anni, portarono al completamento della sola parte inferiore, di ordine toscano.

Venne anche innalzato il campanile nel quale vennero collocate 5 campane. Due grandi, una mezzana e due piccole. Venne inoltre collocato nel 1794 il campanone fuso. Tutte le campane ad eccezione di quella detta S. Michele, destinata anche a chiamare i giurati in consiglio, vennero trasferite nel campanile di destra, ultimato nel 1852.

Nel 1839, per iniziativa del parroco Di Marca che desiderava vedere il prospetto completato, furono formate otto commissioni costituite da ecclesiastici e maestranze per la raccolta dei fondi necessari per il completamento del prospetto. I fondi vennero trovati e la progettazione e la direzione dei lavori vennero affidate all'architetto Gaetano Lo Piano. I lavori proseguirono sino al 1840 e nel 1842 esauriti i fondi, il Decurionato inoltrò un istanza al Re per ottenere dalla Santa Sede l'utilizzo per il completamento dell'opera.

Venne inoltre effettuata un altra colletta e così, nel 1848, potè essere ultimata l'opera la quale risultò, per la sua semplicità, al di sotto di quanto aveva inizialmente progettato il Lo Piano.

L'interno del duomo, con pianta a croce latina, è diviso da tre navate.

La navata principale ovvero quella centrale è unita dalle estremità da 16 pilastri, che formano 14 arcate. A dodici di tale arcate corrispondono altrettante cappelle.

La navata principale è chiusa, al fondo, dall'abside con l'altare maggiore, il coro, l'organo e il soglio vescovile.

Nel transetto , in asse con le navate laterali si trovano le cappelle dedicate a Gesù Sacramento (a sinistra) e a S. Michele Arcangelo ( a destra).

Il duomo rimase chiuso dal 1713 al 1718. La chiesa abbandonata necessitava di restauri.

Gli abbellimenti ed i restauri operati con tempestività dal Parroco Giovanni Agostino Riva assunsero una dimensione notevole sia per l'impiego finanziario sia per il valore artistico.

GLI AFFRESCHI E LE SCULTURE

L'incarico dei lavori delle decorazioni delle arcate della navata maggiore, dei pilastri e della decorazione della volta fu affidato al fiammingo Guglielmo Borremans.

La navata si presenta oggi più povera di quella originale dovuto al massiccio bombardamento nel 1943 da parte degli Alleati.

La navata maggiore è ricoperta nella volta, nelle arcate e in tutti i suoi lati dalle stupende pitture del Borremans. Sono ben 148 i soggetti raffigurati in scompartimenti di dimensioni grandi e piccole.

Gli affreschi della navata centrale (i più grandi e splendenti) rappresentano dall'ingresso:

–   Il trionfo della religione;

–   Il coro dei e delle vergini;

–   L'incoronazione della Vergine;

–   Il trionfo di S. Michele sugli spiriti ribelli;

I 28 affreschi (14 per lato) disposti a destra e a sinistra della volta raffigurano – nelle lunette che sovrastano le finestre - le figure di vari Santi e Sante con angioletti e loro simboli, mentre negli spazi intermedi tra le lunette, sono dipinte, a sinistra (rivolti verso l'altare) la storia di S. Pietro, dalla sua vocazione al suo martirio, e a destra, la storia di S. Paolo, dalla caduta dal cavallo presso Damasco alla sua decapitazione.

Sulle 14 Arcate, appoggiate su 16 pilastri, è stato raccontato, in 113 quadri l'antico testamento attraverso la rivisitazione delle storie dei suoi principali artefici.

I 113 quadri sono ripartiti in n.52 nelle 7 arcate di destra, e in n.61 nelle opposte arcate di sinistra. Ciascun quadro è in media alto 1.m e largo 50 cm.

Nell'attico, sul cornicione ( dove scorre la ringhiera in ferro) vennero attaccati nel 1720 n.72 scudi per lato con emblemi alludenti alla Chiesa militante.

Nella parte superiore dell'ingresso principale sono sistemate la statua del Redentore e, ai suoi lati, le statue dell'Immacolata e di S. Michele Arcangelo.

Al di sopra di queste due statue, entro cornici a stucco, vi sorgono due grandi affreschi:

–   Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia per dissetare il popolo;

–   Mosè che fa innalzare un serpente di bronzo per salvare gli israeliti dai morsi velenosi dei serpenti del deserto;

Sempre su tale parete, in basso si trovano due sepolcri in marmo. A destra quello di Giuseppe Sillitti e a sinistra quello di Antonio Morillo Calafato Galletti.

Sopra il sepolcro di Sillitti venne posta, con iscrizione latina, una lapide nel quale si esaltano le varie benemeranze del Prelato.

Nel 1719 il Borremans dipinse il ritratto del Sac. Giuseppe Riccobene. Il ritratto venne posto sopra il sepolcro del Morillo. Il quale necessita un radicale restauro. Di esso resta ben poco. 

NAVATA DI DESTRA

 

Nella navata di destra, troviamo n. 6 cappelle, nell'ordine dall'entrata verso l'altare troviamo:

 

–   La cappella di S. Eligio, oggi del Battistero.

 

–   La cappella San Filippo Neri oggi dell'Immacolata.

 

–   La cappella dell'Angelo Custode, oggi dell'Urna

 

–   La Cappella di San Lorenzo.

 

–   La Cappella dedicata a S. Rocco, oggi di S. Francesco D'Assisi.

 

–   La Cappella dedicata alla Madonna dei Monti di Roma.

 

La cappella di S. Eligio, oggi del Battistero.

 

Nella parete in fondo della cappella è attaccato, in alto, il quadro attribuito allo spagnoletto, in atto in corso di restauro. A centro spiccano, per la mistica bellezza, la figura di Gesù Cristo, tanto modesto e devotamente composto, e l'altra di S. Giovanni, pieno di rispetto. Le due immagine sono circondate , in modo disordinato, da una moltitudine di gente.

 

La turba in parte assiste meravigliata alla scena celestiale e la rimanente parte esprime la massima indifferenza. Un angelo si appresta ad offrire il lenzuolo per asciugare il corpo del battezzato Maestro. Bellissime per il loro realismo, sono le figure dell'uomo a sinistra, che si calza e del vecchio, a destra, che si cerca dentro la camicia.

 

 La cappella San Filippo Neri oggi dell'Immacolata.

 

L'immacolata alla quale è dedicato il Duomo, è stata sempre oggetto della particolare attenzione dei nisseni. Tanta cura pertanto è stata dedicata al suo Simulacro.

 

Già nel 1682 il parroco Vincenzo Sammarco si fece promotore di una statua d'argento della Madre di Dio. L'opera venne eseguita a Messina con incarico dato da Padre Carlo Trigona. Il Simulacro rimase per qualche tempo presso il collegio nisseno dei Gesuiti in attesa che la cappella dell'Immacolata venisse ultimata. Il simulacro però non piacque ai nisseni specialmente per le fattezze del viso e delle mani e se ne richiese il rifacimento. A ciò provvide nel 1760 il parroco Antonio Morillo Calafato Galletti, il quale, utilizzando la somma lasciatagli dal predecessore, parroco Riva, incaricò lo scultore licatese Antonio La Cedra per la realizzazione di una nuova statua con piedistallo. Il rivestimento in argento con fiori dorati a sbalzo venne affidato a Giacomo Glorioso utilizzando anche l'argento della prima statua. La doratura del piedistallo venne eseguita da Michele La Torre.

 

Nel 1912 il signor Antonio Sveglia, venuto da Palermo, pensò, accollandosi le spese, di abbellire la cappella dell'Immacolata. Provvide così, ad adornare di cristallo l'edicola che custodisce la statua e di vetri smerigliati la finestra che la sovrasta. Una lapide marmorea illustra l'opera dello Sveglia ultimata nel 1913. 

 

La cappella dell'Angelo Custode, oggi dell'Urna

 

Gli stucchi della cappella furono eseguiti durante il restauro del 1880 da Domenico Fasulo e dai fratelli Biagio e Arcangelo Giangreco. La cappella intitolata all'angelo custode conteneva anche il fonte battesimale. In tempi successivi è stata destinata alla conservazione dell'Urna e, in tale occasione, il fonte battesimale venne spostato nell'ultima cappella nella navata stessa. L'urna è legata alla processione del giovedì Santo, la festa religiosa di Caltanissetta più importante per l'imponenza e ricchezza di folklore.

 

L'urna risulta formata da cornici trapezoidali con intrecciate teste di serafini, foglie, fiori e frutta ed è chiusa da grandi cristalli di Boemia (distrutti nel bombardamento del 1943 e rifatti con vetri normali). Quattro zampe di leoni, dorate a zecchino, sostengono l'urna. Il coperchio, formato da cristalli chiusi in cornici rabescate, è sormontato da un Angelo. Il magnifico Cristo, coperto da un velo sottilissimo, giace su un ricco letto di velluto e per la sua realizzazione il Biancardi si sarebbe ispirato al Cristo Velato dello scultore Napoletano Giuseppe Sammartino. Alla base è applicata una lastra di metallo in cui sono riportati i nomi dei promotori, l'autore dell'opera e l'anno di costruzione. 

 

La Cappella di San Lorenzo.

 

Sopra l'altare è sistemato il quadro che raffigura il santo posto sulla graticola mentre viene arso vivo. Lorenzo, diacono della chiesa romana, subì il martirio nel 258 avendo rifiutato di consegnare al prefetto il tesoro della comunità. Non si conosce il nome dell'autore del quadro. L'attuale altare marmoreo è stato sistemato alla fine del secolo scorso, in sostituzione di quello originario. Si era, infatti, verificato che il domenicano Vincenzo Diforti nel 1880 aveva donato 2 altari; uno dei due dopo alcuni anni venne dismesso per dare posto ad uno nuovo per la Madonna del Rosario. Venne accolta allora la richiesta del Diforti di sistemare l'altare dismesso e un quadro di San Tommaso D'Acquino nella cappella di San Lorenzo. Il cambio l'altare comportò il cambio di intitolazione della cappella da San Lorenzo a San Tommaso D'acquino. Il quadro di San Lorenzo venne sistemato nel coretto e al suo posto venne collocato il quadro del nuovo titolare prelevato dalla soppressa chiesa di S. Domenico. Il quadro di San Tommaso D'Acquino ritornò successivamente in quest'ultima chiesa allorchè la stessa venne riaperta al culto. La cappella è decorata di stucchi eseguito nel restauro generale del 1880 da Domenico Fasulo e dai fratelli Biagio e Arcangelo Giangreco. Nella parte sinistra della cappella è sistemato il monumento sepolcrale di Mons. Giovanni Guttadauro, opera dello scultore nisseno Giacomo Scarantino. 

 

La Cappella dedicata a S. Rocco, oggi di S. Francesco D'Assisi.

 

I bombardamenti aerei del 1943 sembra abbiano danneggiato anche la statua in legno di S. Rocco. Anziché ripararla, si preferì completarne la distruzione. Il sac. Gaetano Cimino recuperò la bella testa del santo che, come cimelio, si trova oggi custodita nell'Abbazia di S. Spirito.

 

Al suo posto venne sistemata quella di S. Francesco d'Assisi, opera di Michele Caltagirone, soprannominato “Quarantino”. S. Rocco che con la chiesa a lui dedicata aveva dato il nome ad un quartiere della città e in una cappella del Duomo, gli era stata sistemata una statua. Oggi è scomparso dalla venerazione dei Nisseni. Nell'Abbazia di S. Spirito è conservato il dipinto su tela. 

 

La cappella dedicata alla Madonna dei Monti di Roma.

 

Il sac. Filippo Mastrosimone (parroco dal 1603 al 1639) trovandosi ammalato a Roma, per ottenere la guarigione, si rivolse con devozione ad un'immagine della Vergine, detta dei Monti di Roma.

 

Rientrato a Caltanissetta guarito, volle, in segno di riconoscenza, fare riprodurre il quadro dedicandovi la cappella in cui stiamo parlando. 

 

Nella parte frontale insiste il dipinto – in atto in fase di restauro- eseguito nel 1631 da Pompeo Buttafuoco.

 

Il quadro riproduce la Madonna con il Bambino seduta in trono con ai lati due giovani Santi col libro e palme in mano e genuflessi innanzi le figure di un Santo Pontefice (per alcuni si tratterrebbe di S. Agostino o di S. Francesco D'Assisi).

 

La cappella è chiusa da una grande e bella vetrata, opera della professoressa Amalia Panigati, autrice anche di alcune vetrate nella Chiesa di S. Biagio. Recentemente la cappella è stata sottoposta a lavori di abbellimento, ultimati nel mese di ottobre 1995 e ha assunto oggi l'aspetto di un suggestivo angolo di raccoglimento e di preghiera.

 

È stato sistemato un nuovo bell'altare sul quale troneggia il magnifico quadro della Madonna dei Monti di Roma del Buttafuoco. Alle pareti laterali, riportate a nuovo, si trovano collocate – due per lato – quattro tele, di autori ignoti, riproducenti scene della passione di Cristo. Nella volta sono visibili i resti fatiscenti di un affresco con Madonna, Bambino e Angeli, del diciottesimo secolo, di autore ignoto. 

 

La Cappella di S. Michele Arcangelo

 

La Cappella di S. Michele Arcangelo si trova In fondo alla navata di destra posta nel transetto a destra dell'abside.

 

Nel 1625, imperversando ancora la peste scoppiata in Sicilia l'anno precedente, Frà Francesco Giarratana di Caltanissetta, trovandosi nel convento dei cappuccini, dopo la recita del Mattutino, lancia un grido e dice di aver notato S. Michele Arcangelo che, librandosi sopra la porta di ingresso delle mura della città, con la spada sguainata rivolta verso il bevaio Sallemi della contrada Calcare, salvava i nisseni dalla pestilenza perchè impediva ad un uomo di entrare in città, confinandolo in una grotta. L'indomani Frà Giarratana, accompagnato dal guardiano del convento, dal parroco e dai magistrati, si recava nella grotta indicata, dove giaceva un uomo appestato, morto da poco tempo.

 

I nisseni vollero onorare il Santo dedicandogli una statua – che tuttora adorna nella cappella - opera dello scultore Stefano Li Volsi da Nicosia. L'artista pose una spada in mano dell'Angelo e scolpì anche l'immagine di Satana accovacciato ai piedi e trattenuto, con l'altra mano del Santo, da una catena avvinta al collo. Maggiore difficoltà incontrò per modellare il volto di S. Michele; infatti malgrado i ripetuti tentativi, non riusciva secondo i suoi desideri.

 

La tradizione vuole che il Li Volsi trovò fatto il volto svegliandosi da un profondo sonno. La statua completata con l'aggiunta di un mantello posto sulla spalla del Santo, sarebbe stata ultimata nel 1640. Essa si presenta molto bella per le sue forme pure ed armoniose e per il volto celestiale del Santo. Nel 1785 lo scultore calabrese Domenico Pugliese, da molti anni operante in città, venne incaricato del restauro della statua. Il raschiamento mise in evidenza che la statua compresa il diavolo era costruita da un monoblocco di legno di salice, non intaccato da tarli. Alle spalle presentava, chiuso da uno sportello, un vuoto nel quale vennero rinvenute delle memorie scritte da Luciano Barile e da alcuni Cappuccini.

 

Nel 1883 si procedette ad un nuovo restauro ad opera dello scultore napoletano Francesco Biancardi. Dopo il raschiamento si provvide ad estrarre dallo spazio in cui si è detto in precedenza il rotolo di carte conservate di cui: una pergamena in latino dello Stato economico della Sicilia; uno scritto sull'elezione di S. Michele a Patrono della Città e del restauro eseguito nel 1785 dal Pugliese. Tra i documenti si trovava anche un'immagine del Santo. Tali documenti vennero dati in custodia alla biblioteca comunale. Al loro posto venne conservato, nel vuoto della statua, il verbale dell'ultimo restauro con elencati i documenti che si erano trovati ed estratti e con la specificazione che la mano sinistra della statua e gli occhi erano stati rifatti.

 

Anche il mantello posto sulla spalla di S. Michele ha la sua piccola storia. Si volle da parte dei fedeli che nelle pubbliche processioni venisse utilizzato un mantello più ricco di quello normalmente messo al Santo nella cappella.

 

Così in occasione del restauro del 1785, con il contributo dei fedeli si allestì un nuovo mantello.

 

Nel 1883 venne lavorato un nuovo ricchissimo mantello di velluto cremisi, utilizzando elemosine dei fedeli, specie di zolfatai. Ultima sostituzione avvenne nel 1908 quando fu fatto eseguire un nuovo e ancor più ricco mantello alla famiglia Lo Presti, profuga dal terremoto di Messina. È il mantello che ancora si utilizza nelle pubbliche processioni.

 

Nel 1775 la cappella venne rivestita in mamo utilizzando un legato lasciato dal prevosto Riva mentre il precedente Sac. Riccobene l' aveva fatta chiudere con cancelli dorati.

 

In origine l'edicola venne rivestita con stoffa di damasco e chiusa con una porta a due ante che venivano aperte quando si doveva esporre il Santo. Le due ante chiuse mettevano in mostra un dipinto con in alto il Padre eterno e, più sotto, S. Michele il quale intercedeva per la città riprodotta ai piedi del quadro.

 

Nel 1915 Giuseppe Dell' Utri fece decorare l'edicola con pitture a tempera, previa eliminazione della stoffa ormai consunta. Venne eliminata anche la porta che fu sostituita con una chiusura di cristallo. L'edicola infine venne adornata con ghirlanda di lampadine elettriche.

 

A lato della cappella di S. Michele Arcangelo vi è uno degli ingressi dei locali dei servizio del duomo (il secondo ingresso è esattamente dalla parte opposta, ovvero accanto la cappella del S.S. Sacramento).

 

All'interno vi troviamo l'antisacrestia, la sacrestia, aula capitolare, cancelleria capitolare. Le pareti sono coperte da un gran numero di tele che rappresentano vari Santi tra cui S. Rosalia, S. Corrado di Noto, S. Anna, S. Girolamo e molti altri.

 

Nel braccio destro del transetto, collocato sulla parete destra, un quadro di autore ignoto, riproducente i santi Filippo Neri, Carlo Borromeo e Francesco di Sales ai piedi della Madonna con bambino.

 

Sempre nel braccio destro del transetto, presso l'altare di S. Michele, è applicata una lapide marmorea a ricorda della visita effettuata a Caltanissetta da Papa Giovanni Paolo II il 9 e 10 Maggio 1993. 

 

L'ABSIDE E LA CUPOLA

 

L'abside è stata creata con i lavori di ampliamento del duomo completati nel 1948 e in tale occasione venne abbattuta la parete di fondo che nel 1720 chiudeva la navata maggiore, con la scomparsa della prospettiva dipinta che la adornava e della balaustra che la delimitava.

 

Nella nuova struttura hanno trovato posto l'altare maggiore che la grande tela dell'immacolata, gli stalli del coro e l'organo, in precedenza sistemati lungo le arcate laterali della navata maggiore. Nella parte centrale dell'abside è fissata, al pavimento con iscrizione in latino, una bella lapide marmorea datata 1712 staccata dall'originaria collocazione.

 

Il pavimento dell'abside è 50 cm più alto della contigua navata.

 

Il nuovo è rappresentato dal soglio vescovile, in marmo, posto a sinistra nella parte iniziale dell'abside. Nella parte mediana del transetto, dove ha inizio il pavimento rialzato, è stato collocato il nuovo altare per le celebrazioni dei riti religiosi.

 

Infine il pittore Arduino ha dipinto negli anni l'abside con due grandi affreschi: “la discesa dello spirito Santo” e “L'ascensione al cielo di Gesù”.

 

Nel dipinto dell'immacolata concezione rifulge tutto il valore artistico del Borremans.

 

Bella ed attraente è la bionda figura della Vergine, disposta al centro con attorno una flotta leggiadra schiera di angeli; al di sopra del suo capo è la Trinità, mentre in basso sono effigiati gli apostoli Pietro e Paolo e le Sante Martiri. Ai piedi si ammira il ritratto del Sac. Riccobene.

 

La cupola recentemente rivestita di piastrelle celestine nella parte esterna è ancora priva al suo interno di qualsiasi ornamento pittorico.

 

NAVATA DI SINISTRA "S.S.SACRAMENTO"

 

Ad eccezione della cupola e di tutto il transetto che risultano completamente spoglie di ornamento pittorico, nel travetto sinistro troviamo la bella pala del Paladini (Madonna del Carmelo) posta sopra l'altare.

 

Le 6 cappelle che ornano la navata di sinista, nell'ordine dall'altare verso l'ingresso della Cattedrale sono:

 

–   La Cappella della Sacra Famiglia con S. Anna;

 

–   La Cappella dedicata a S. Stefano;

 

–   La cappella dedicata alla Madonna del Rosario oggi del Gesù Cristo Redentore;

 

–   La cappella dedicata a S. Isidoro, oggi alla Madonna del Rosario.

 

–   La cappella del S.S. Crocifisso.

 

–   La cappella di S. Felice.

 

 La Cappella della Sacra Famiglia con S. Anna 

 

Gli stucchi in stile barocco, furono fatti eseguire nel XVIII secolo dalla famiglia Notarbartolo.

 

Sopra l'altare è sistemato il quadro della Sacra Famiglia di bello aspetto cromatico e compositivo. L'opera, restaurata di recente, ritenuta per lungo tempo di autore ignoto, è stata recentemente attribuita al nisseno Vincenzo Roggeri.

 

Il quadro rappresenta la Vergine, dal volto candido e dolce, che regge sulle ginocchia il bambino Gesù sorridente, mentre la veneranda S. Anna (al suo fianco) porge un grappolo di ciliegie al piccolo che stende la mano sinistra quasi per partecipare ad un giuoco. Ai due lati sono riprodotte le figure di S. Giuseppe, a sinistra, e di S. Gioachino, a destra, intenti ad osservare la graziosa scena. Bello è l'angelo, visto di spalle che, ai piedi del bambino, regge una cesta contenente frutta. In alto, in un alternarsi di luci ed ombre, si librano degli angeli.

 

Nella parte di destra della cappella si trova il monumento eretto in memoria di Mons. Francesco Monaco, sesto Vescovo di Caltanissetta dello scultore Romano Ennio Tesei.

 

Sul lato sinistro, adagiato su un cavalletto, si trova il quadro offerto da un devoto, raffigurante S. Eustochia. Sopra il sepolcro, entro una lunetta, è attaccato un quadro raffigurante S. Francesco Saverio, di autore ignoto. 

 

La Cappella dedicata a S. Stefano 

 

Nella cappella si evince subito il quadro di S. Stefano realizzato dal Roggeri.

 

L'artista illustra, con straordinaria efficacia, la scena della lapidazione come tramandato dagli atti degli Apostoli. Al centro sta la figura genuflessa del Santo con la dalmata rossa di diacono; la folla inferocita nei vari atteggiamenti dei singoli personaggi e già con le pietre in mano per lapidarlo. In basso a sinistra il giovane Saulo (poi S. Paolo) osserva la scena e tiene in mano le vesti dei lapidatori.

 

Sullo sfondo è riprodotta idealmente la città di Gerusalemme. Il Roggeri colloca in alto, tra le nuvole che si diradano, la S.S. Trinità, attorniata da puttini. Uno di essi solleva, con la mano sinistra, un ramo di palma, simbolo della vittoria conseguita dal fedele con il martirio e quindi premio eterno, così, meritato. Nella parete destra della cappella è posto il monumento funebre di Mons. Giovanni Rizzo, Arcivescovo di Rossano Calabro. Sul lato sinistro della cappella, poggiato su un cavalletto, si trova un quadro raffigurante S. Luigi Gonzaga; Dal 1729 è stato dichiarato patrono della gioventù cattolica.

 

La cappella dedicata alla Madonna del Rosario oggi del Gesù Cristo Redentore 

 

La cappella dedicata alla Madonna del Rosario oggi del Gesù Cristo Redentore, nel 1880 venne decorata a stucchi dai fratelli Biagio ed Arcangelo Giangreco e dal plasticista Domenico Fasulo. Ultimati i lavori, il domenicano Vincenzo Diforti ottenne dal Vescovo di costruire nella cappella un nuovo altare marmoreo e di porre sopra lo stesso quadro del Rosario, di autore ignoto, che aveva ritirato dalla soppressa Chiesa di S. Domenico.

 

I fedeli fecero costruire una statua della Madonna ed un più pregiato altare ed ottennero che gli stessi venissero collocati nella successiva cappella (di cui vedremo fra poco) dedicata a S. Vincenzo Ferreri.

 

Il quadro e la statua di quest'ultimo Santo vennero spostati nella cappella resasi libera. Il quadro del Rosario è ritornato nel 1924 nella chiesa di S. Domenico. Nel 1915 venne soppresso il culto dedicato in quest'ultima cappella a S. Vincenzo Ferreri, culto che passò a Gesù Cristo Redentore, con la collocazione di una statua realizzata da Malecore di Lecce.

 

La balaustra è stata donata nel 1931 dal devoto Arcidiacono Salvatore, come attesta una piccola lapide. Addossato alla parete destra della cappella si trova il monumentale e massiccio busto di bronzo di Mons. Giovanni Jacono, quinto Vescovo della Diocesi, in atto di benedire, opera dello scultore Giovanni Rosone.

 

 La cappella dedicata a S. Isidoro, oggi alla Madonna del Rosario.

 

La cappella oggi – dopo tante variazioni di intitolazione – presenta una statua della Madonna del Rosario sopra l'altare e le statue di S. Isidoro e di S. Eligio nelle nicchie laterali. Il quadro di quest'ultimo Santo si trova oggi sistemato, in alto, nella parete della navata destra dopo il battistero, presso l'ingresso della Chiesa. Il quadro, ritenuto per molti anni di autore ignoto, recentemente è stato attribuito al nisseno Vincenzo Roggeri. 

 

La cappella del S.S. Crocifisso. 

 

La cappella ha conservato, sino ad oggi, l'originaria intitolazione.

 

Nel 1857 la cappella venne decorata con stucchi dorati dagli artisti nisseni Giangreco padre e figli.

 

L'altare in marmo è stato donato nel 1880 dal Can. Michele Cinnirella. Un'iscrizione marmorea rammenta che la balaustra è stata scolpita e donata nel 1927 dal prof. Enrico Meschino.

 

Sull'altare è posta una scultura in legno del diciassettesimo secolo del crocifisso. Pare senza fondamento, l'opera è stata attribuita a Frate Umile da Petralia.

 

Nel divino volto lavorato con tanta finezza si legge la serenità del giusto che muore; nel torso e in tutte le membra del corpo santo, oltre la perfetta conformazione delle parti, si ammira l'esatta incastellatura degli arti col “dinumeraverunt omnia ossa mea”. In due nicchie, poste rispettivamente a sinistra e a destra del Crocifisso, sono collocate due state raffiguranti l'Addolorata e S. Giovanni, opere di Francesco Biangardi. Fino alla prima metà del 800, cinque puttini (Angioli delle 5 piaghe) erano collocati attorno al crocifisso, avendo ciascuno in mano un calice che fingevano di riempire del sangue che si supponeva uscire dalle 5 piaghe del Cristo.

 

La cappella di S. Felice.

 

Il corpo del Santo dato in dono dall'imperatore Diocleziano al principe Moncada, venne inizialmente trasferito nella chiesa nissena dei P.P. Cappuccini e, in seguito, trasferito nel duomo nella cappella a lui intitolata sino ad oggi.

 

Nel 1694, alla presenza del Vescovo di Girgenti, si procedette alla ricognizione delle ossa del martire. Le ossa, tolte dalla cassa in legno che le custodiva, vennero riposte in una cassa riccamente lavorata. Dalle reliquie fu tolto un dente per essere esposto in ostensorio d'argento alla pubblica venerazione.

 

La cassa, contenente le reliquie, venne posta sull'altare dove ancora si trova.

 

In tempi successivi S. Felice venne proclamato “Patrono meno principale della Città”.

 

La cappella divenne patronato degli eredi Barile.

 

Sopra l'altare è posto un dipinto del diciassettesimo secolo, di autore ignoto, che illustri il martirio del Santo. Il quadro è stato restaurato nel 1883.

 

La cappella è decorata a stucco nel 1880 dai fratelli Giangreco e dal plasticista Domenico Fasulo. Nelle pareti di destra e di sinistra della cappella si trovano i sepolcri in marmo del Can. Giuseppe Barile e del nobile Giovanni Barile.

 

Del primo si rammenta, tra le numerose opere di carità, la donazione di 800 onze fatta per lenire le sofferenze dei più poveri durante la carestia del 1754.

 

Del secondo, Giovanni Barile era stato sepolto nella Chiesa degli Angeli e la sua tomba venne trasferita nel Duomo nel 1872.

 

La cappella è chiusa da un bel cancello in ferro.

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Guglielmo Borremans

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Le foto della Cattedrale 

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