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Salve visitatore, benvenuto presso il nono ed ultimo punto del percorso architettura, l'ex Palazzo Provinciale degli studi.
CENNI STORICI
Il Palazzo Provinciale degli Studi ha la sua genesi nel Ventennio Fascista.
L’Amministrazione Provinciale ne delibera la costruzione nel 1936 e affida l’incarico di progettazione all’architetto Salvatore Cardella, allora docente di Elementi di Architettura e Disegno, (Facoltà di Ingegneria di Palermo) nel 1938. Doveva accogliere l’Istituto Tecnico, il Liceo Scientifico e gli uffici del Provveditorato agli Studi ma la sua lunga storia ne ha modificato in corso d’opera la designazione.
Il complesso architettonico faceva parte dell’intervento di risanamento del Viale Regina Margherita, nuovo asse viario sul quale era prevista la realizzazione, negli stessi anni, di diversi immobili istituzionali, ivi compreso il Palazzo degli Uffici Finanziari - Casa Littoria dello stesso autore che ripropone alcuni caratteri stilistici ricorrenti in questa fase della sua formazione culturale: rivestimento in lastre sottili di marmi o pietra, per esaltare il valore simbolico dei fronti rappresentativi; una monumentalità segnata da ordini giganti stilizzati mediante imponenti cornici; un impianto simmetrico sul fronte strada di accesso.
I lavori, a causa della Seconda guerra mondiale e della crisi economica, furono rinviati e ripresi negli anni ’50. Nel 1958 erano ancora in corso. La consegna dei locali dell’Istituto Tecnico avvenne per l’anno accademico 1966/67.
Un confronto fra i disegni del progetto elaborato nel 1938, in più versioni, e la realizzazione successiva evidenzia una mutazione del linguaggio espressivo.
In un contributo del 1934 [Il Tempio, 1934] l’architetto affermava l’incapacità delle strutture in calcestruzzo armato di poter interpretare l’estetica della Forza e della Potenza volute per le architetture di Regime e pertanto, quando utilizzato, doveva soccombere a un involucro lapideo pregiato e monumentale. Nell’opera realizzata, pur mantenendo il rivestimento lapideo di alcune parti, potenzia i telai strutturali, gli aggetti e la semplificazione delle superfici che sostituiscono un sistema esornativo più tradizionale accogliendo l’elasticità e la snellezza del calcestruzzo armato fra i caratteri “estetici” di una architettura moderna.
D’altronde Salvatore Cardella si è trovato a lavorare in un arco temporale in cui da teorico si è dovuto confrontare col Futurismo, col Razionalismo italiano, col Funzionalismo straniero e con un contesto socio-politico sempre esigente: prima per i valori autoritari del Regime che dovevano riflettersi nelle architetture, poi con i valori sociali della ricostruzione postbellica. Da qui si comprende il suo travaglio e le mutazioni del suo credo stilistico per gettare le le fondamenta del suo “Idealismo che si concreta nell’armonica fusione di questi elementi basilari: luce, spazio, solidità, semplicità, ritmo e accordo con le esigenze pratiche costruttive, con i valori morali, spirituali ed estetici a cui l’opera è destinata” [Giovanni Cardella in Santapà-Ajesi, 1982].
L’impianto originario rivela la volontà di prevedere due corpi - uno sul Viale Regina Margherita, l’altro sulle strade ortogonali - separati da uno spazio di servizio rientrato rispetto agli allineamenti dei fronti, che consentiva un frazionamento e una semplificazione del corpo retrostante, con diverso trattamento delle superfici. Il primo ha un rivestimento in lastre sottili di travertino, il secondo un basamento in pietra e un intonaco per i piani superiori. Un dislivello di due piani fra i fronti opposti dell’edificio ha consentito la realizzazione di due livelli seminterrati e tre fuori terra. Al piano rialzato con accesso dal Viale Regina Margherita si trovava il Liceo Scientifico e uno scalone monumentale portava agli uffici del provveditorato e ad altre aule. Dalla Via Madonna del Lume era previsto un ingresso per l’Istituto Tecnico. In realtà un accesso ulteriore si trova (e si trovava) su Via Cairoli e la divisione fra le due scuole previste ha subito una mutazione contingente. Il Liceo Scientifico è stato da subito soppresso e l’Istituto Tecnico ha occupato solo per un anno l’intero edificio. Nel 1967 nasce una sezione dedicata all’indirizzo Commerciale intitolata a Mario Rapisardi a cui viene destinato il corpo principale con ingresso dal Viale Regina Margherita e l'ala nord su Via Madonna del Lume, e una destinata ai Geometri intitolata a Leonardo Da Vinci che occupava l’ala sud con ingresso da Via Cairoli. Nel 1996 l’Istituto Tecnico Commerciale si riappropria dell’intero edificio e l’Istituto Tecnico per Geometri si trasferisce in altra zona della città. La loro storia si riunifica nel 2009 con la costituzione dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Mario Rapisardi”.
Oggi sul prospetto di Viale Regina Margherita si trova l’intestazione degli anni ’70 oltre la nuova del corso di studi che nel 2015 è divenuta ITET (Istituto Tecnico Economico e Tecnologico) Rapisardi – Da Vinci. Una parte residua dell’ala sud con l’accesso secondario già in origine previsto su Via Cairoli è destinata all’Istituto Professionale per i servizi sociosanitari.
Interventi di manutenzione per adeguamenti funzionali, impiantistici e di sicurezza che si sono succedute negli anni (1988, 2001, 2015) hanno reso più evidente la differenza fra i due corpi del complesso architettonico, quello sul Viale Regina Margherita e quello retrostante sulle Vie Cairoli, Niscemi, Madonna del Lume.
Il progettista ed il progetto
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