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Michele Tripisciano

13 luglio 1860 – 21 settembre 1913 Caltanissetta

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Salve visitatore, benvenuto presso il terzo punto del percorso arte. 

 

Michele Tripisciano nasce a Caltanissetta il 13 luglio 1860.

Sin dai primi anni di età dimostra un abile creatività nell'uso della creta. I modelli creati vennero sin da subito portati all'attenzione del Barone Lanzirotti che, ammaliato dal talento del ragazzo, convinse il padre a mandarlo a studiare a Roma, sostenendolo economicamente.

 

All'età di quindici anni entra all'Ospizio di San Michele a Ripa dove segue i primi studi con diversi professori d'arte e, già nel 1875, all'età di quindici anni, realizza e firma la sua prima opera datata 1875, un busto del Petrarca in gesso.

 

Terminati gli studi base all'Ospizio viene nello studio di Francesco Fabi Altini, scultore accademico romantico noto in Italia e all'estero. Assiduo e attento, lavora costantemente con il suo mastro alla Carità (1880), meglio conosciuta come 'La Preghiera', collocata all'ingresso del Cimitero monumentale di Campo Verano a Roma.

 

Nel 1888 si trasferisce definitivamente a Roma, inserendosi in un contesto artistico che lo porterà a prestigiose commesse pubbliche per i grandi committenti della cittadina laziale, nella quale, ancora oggi, rimane viva la sua enorme produzione artistica.

 

Ma non solo: l'ormai celebre scultore è impegnato nella realizzazione di opere private e pubbliche commissionate dal suo mentore Barone Lanzirotti per cui realizza diverse opere bronzee, ivi compresi i busti poi collocati sulla tomba di famiglia, raffiguranti proprio il barone Guglielmo e la moglie Angelina (1902). Ed infatti, numerose le testimonianze artistiche all'interno del capoluogo nisseno ed in particolare presso il cimitero monumentale di Caltanissetta all'interno del quale numerose cappelle di nobili famiglie sono ornate dalle sculture commissionate al Tripisciano.

 

Sin dai primi anni di carriera, le opere del Tripisciano vengono notate dalla stampa e dalla critica specializzata: l'artista viene descritto come dotato di grande talento, capace di esprimere un profondo sentimento cristiano nelle sue opere. Tra le sue creazioni più note si citano busti, monumenti e sculture religiose, come "La Madonna col Bambino" -opera realizzata in due copie per le chiese del Corpus Domini di Milano e Notre Dame di Parigi- "Paolo e Ortensio" -installate presso il Palazzo di Giustizia di Roma-, il "Crocefisso in Bronzo", ancora presente presso la Chiesa Santa Lucia di Caltanissetta. Le sue opere sono sparse in diverse città italiane e internazionali, tra cui Roma, Buenos Aires, Liverpool e California.

 

Le sue opere sono caratterizzate da una perfezione plastica e da un profondo equilibrio tra tecnica e spiritualità. Tripisciano ha saputo trasmettere emozioni universali, come la serenità e la sofferenza, attraverso la scultura, utilizzando marmo, bronzo e gesso: questi materiali gli hanno permesso di esprimere la sua maestria tecnica e la profondità emotiva delle sue opere.

 

La capacità di Tripisciano di fondere arte e fede, gli ha permesso di creare opere che riflettono un intimo sentimento cristiano e una profonda spiritualità. Il suo stile è sobrio, armonioso e caratterizzato da una grande attenzione ai dettagli anatomici e alle espressioni emotive. Le sue sculture trasmettono un senso di equilibrio e serenità, rappresentando spesso temi religiosi e umani con una sensibilità unica. Le sue opere si distinguono per la loro perfezione plastica, per l'attenzione meticolosa ai dettagli anatomici e alle espressioni emotive. L'analisi approfondita delle contrazioni muscolari e delle forme umane hanno permesso al Tripisciano di delineare un equilibrio e un'armonia capace di fondere alla linee pulite e al senso di equilibrio l'idea della trascendenza tipico delle sue raffigurazioni.

 

In particolare, Tripisciano ha realizzato numerose opere di grande valore artistico, tra cui busti, monumenti e sculture religiose.​ Tra le sue creazioni più celebri si annoverano "La Madonna col Bambino" (1894), "Umberto I" (1922), busto donato alla famiglia reale, "La Sicilia" (1909), collocata presso l'Altare della Patria a Roma e altre opere esposte in città italiane e internazionali, tra cui Buenos Aires, Liverpool e in California. ​

 

Testimonianze dell'opera creativa del Borremans a Caltanissetta risultano essere le opere "Figura Allegorica di Caltanisetta" (1883) ​e la Fontana del Tritone (installata in Piazza Garibaldi nel 1955).

 

La prima delle due opere è realizzata su uno sfondo a bassorilie­vo, in cui la protagonista principale è una donna con in mano i simboli della forza economica, un fascio di spighe sulla mano destra e un aratro sulla sinistra e, sulla testa, una corona turrita, che raffigura lo stemma della città. Sullo sfondo ​si intravedono il Castello di Pietrarossa, le mi­niere di zolfo e il ponte di Capodarso.

 

La Fontana del Tritone, invece, rappresenta un gruppo scultoreo in bronzo del gruppo mitologico del cavallo marino imbizzarrito, trattenuto da un tritone, perché insidiato da due mostri marini alati. L'originario modello in gesso che doveva servire come calco per la successiva realizzazione dell'opera in marmo, fu conservato fino al 1955 presso l'androne del Palazzo del Carmine a Caltanissetta: la statua venne poi collocata presso Piazza Garibaldi grazie all'intervento dell'Architetto Gaetano Averna.

 

La carriera dell'artista nisseno fu contrassegnata da numerosi elogi a livello nazionale ed internazionale, al punto tale che nel 1900 fu insignito dal re Umberto I di Savoia della Croce di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia e nel 1912 da Vittorio Emanuele III dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

 

Le sue opere sono state esposte in prestigiose esposizioni internazionali, come quelle di Roma, Venezia, Barcellona, Parigi e Monaco.​ Critici e istituzioni hanno lodato il suo talento, definendolo un artista capace di competere con i grandi maestri della scultura italiana. ​

 

La morte dell'artista, datata 21 settembre 1913, alla giovane età di 53 anni, ha preceduto i numerosi encomi provenienti da tutto il mondo.

 

Scrive di lui il Cav. Giuseppe Geraci sulla rivista "Lazio ieri e oggi":

 

«Che il tuo genio nel marmo hai così impresso Che pur mirando ad eternare il Belli, Sei riuscito a immortalar te stesso!» (Cav. Avv. Giuseppe Geraci "Lazio ieri e oggi”, fascicolo XXV -1989)

 

Michele Tripisciano viene celebrato come un artista che ha lasciato un segno indelebile nella scultura italiana. Le sue opere, sparse in tutto il mondo, continuano a essere ammirate per la loro bellezza e profondità. Un articolo di Giuseppe Capozzi pubblicato su "L'Ora" il 10 agosto 1941 elogia la sua eredità artistica e il suo contributo alla cultura italiana, sottolineando il legame tra l'artista e la sua città natale, Caltanissetta, che lo ricorda con orgoglio. all'interno della gipsoteca di Palazzo Moncada dove sono presenti ed esposte

 

Ad oggi, gran parte della produzione di Tripisciano è presente a Caltanissetta, sua città natale, all'interno delle quattro sale espositive della gipsoteca di Palazzo Moncada, rispettivamente denominate sala del Belli, dell'Orfeo, degli Angeli e degli Oratori.

 

In questo museo è conservata, ed in parte esposta, la gran parte delle opere in gesso prodotte come studio e come bozzetti preparatori per le opere poi realizzate dall'artista sia in bronzo che in marmo. Queste sono le opere presenti in punto di morte dell'artista, nel suo studio di Via Aureliana a Roma, e donate per volontà testamentaria interamente alla città natale.

 

Secondo diversi studiosi, questa collezione rappresenta una rara occasione per lo studio del percorso preparatorio dell'artista nella realizzazione delle sue opere e del periodo storico in cui egli visse, compreso tra l'unità d'Italia e la prima guerra mondiale.

 

Le spoglie del Tripisciano si trovano sepolte al Cimitero Monumentale "Angeli" di Caltanissetta all'interno della Cappella Lanzirotti, la stessa fregiata di sue opere commissionate dal Barone.

 

Sulla sua lapide accanto alla fotografia c'è scritto: "Qui accanto al mecenate Luigi Lanzirotti posa il corpo di Michele Tripisciano, scultore massimo onde i posteri dicano: questa è l'arca di colui che nuovo Olimpo alzò in Roma i marmi dei grandi affermando meritata fama e con la morte gloria e rimpianto".

Fontana del Tritone

La fontana del tritone, realizzata nel 1955, è costituita da un gruppo bronzeo raffigurante un tritone che tenta di domare un cavallo marino di fronte a due mostri marini che lo insidiano. Ispirata alla mitologia greca il Tritone è un dio marino con il corpo per metà uomo e per metà pesce, figlio di Poseidone e Anfitrite. La figura mitologica è stata spesso usata nella costruzione di fontane e ninfei, anche il Bernini lo ha collocato nella sua famosa fontana a Roma. Fu scolpita dal nisseno Michele Tripisciano nel 1890 ed inizialmente posta nell’androne di Palazzo del Carmine: la fontana fu creata dall’architetto Gaetano Averna per essere posta nella sua attuale locazione, al centro di Piazza Garibaldi, dove fu inaugurata il 15 dicembre 1956, in sostituzione ad un vecchio lampione in ferro a cinque luci. Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, l’intera piazza Garibaldi è stata sottoposta a lavori di pavimentazione in basoli di pietra lavica per impedire il passaggio di automobili e consentire il libero transito dei pedoni. In questa occasione anche la fontana del tritone è stata restaurata e vi sono stati installati impianti di illuminazione che l’hanno riportata così all’antico splendore. Spesso la fontana del tritone, anche stilizzata, viene usata come simbolo distintivo della città. 

Statua Umberto I

Bronzo, 100x190,  1910 - Caltanissetta

Caltanissetta

Gesso (1883) presso Galleria civica Palazzo Moncada / Bronzo su prospetto Palazzo del Carmine 

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Monumento a Gioacchino Belli

Roma,1913, opera in travertino e ferro

Madonna in trono con il Bambino

Busto Barone Guglielmo Luigi Lanzirotti

Gesso - 1894

Marmo 53x67, 1902 - Caltanissetta

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