Emmanuele Lo Giudice

E' un architetto, artista, designer italiano formatosi presso lo IUAV di Venezia, il Politecnico di Madrid, l’Università di Alcalà de Henares (Madrid) e lo studio di architettura di Yona Friedman, da diversi anni residente a Roma. Docente di Museografia e di Architettura d’Interni e direttore dello studio Emmanuele Lo Giudice Architettura Arte e Design. 
Ha partecipato a diverse edizioni della Biennale di Architettura di Venezia per il Padiglione Italia e Spagna, esponendo i suoi lavori presso importanti musei ed eventi internazionali come il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma, il Farm Cultural Park, il Festival del Verde e del Paesaggio, il “ e il convegno internazionale De-sign Environment Landscape City.
Ha ricevuto diversi premi tra cui: il premio “International Exhibition-Competition Artist’s View of the World” dal Ministry of Science and Higher Education of The Russian Federation, dell’Accademia delle arti e del design di Saint Petersburg Stieglitz.
Svolge anche attività di docenza e di formazione, tenendo corsi, workshop e conferenze in varie Università, Fondazioni e Istituzioni in Italia, Spagna, Messico e Colombia, Equador. Ha pubblicato vari libri, saggi e articoli per riviste internazionali, ottenendo anche la copertina del “Il Giornale dell’Arte” nel Marzo 2017.
Alcuni suoi lavori fanno parte della collezione del Museo MAACK (CB), della collezione della “Raccolta di schizzi d’autore” dell’Università Politecnica di Genova, della fondazione Farm Cultural Park (AG) per la quale ha realizzato un’installazione permanete.
Nel campo del Design ha realizzato vari oggetti, tra cui alcuni per la casa vincola Salcheto Wine, esposti al Vinitaly 2022.
Attualmente la sua ricerca in campo artistico e architettonico, lo ha portato a lavorare attorno ad una teoria denominata Architettura Gassosa, che ha riscosso un notevole interesse internazionale.

UNA NUVOLA PER CALTANISSETTA

Il progetto presentato, espone lo studio di una copertura temporanea per “Corso Umberto I” a Caltanissetta, e la trasformazione dello stesso in un grande giardino urbano. Nello specifico, la proposta prevede l’installazione di un’opera composta da palloni aerostatici di vario diametro di color rosa gonfiati con gas elio, legati tra loro ed ancorati a terra (o a dei cavi tesi lungo il Corso) permettendo in tal modo alla copertura di fluttuare e volare sopra lo spazio urbano. Si delinea quindi la costruzione di un insolito paesaggio che vede da un lato, una nuvola rosa trasformassi in un riparo contro la calura del sole estivo siciliano. E dall’altro si propone una metamorfosi del “Corso” che, abbandonate le pesanti e vecchie vesti di pietra, si lascia invadere e contaminare da piante, alberi, cespugli, fiori. L’intento di questo progetto è quello di introdurre all’interno della città un landmark performativo strutturato come una formula scenografica, metafora di una visione urbana e di un riscatto poetico di Caltanissetta, che vede trasformare le sue “realtà” spaziali, nel teatro di un paesaggio immaginifico, nel luogo di riappacificazione e di dialogo tra l’uomo e la natura e gli infinti ecosistemi che ci avvolgono.