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Dirigendosi nella prima sala, chiamata "sala dei telegrammi", possiamo notare diversi affreschi. Il primo affresco che possiamo vedere è quello dell'uomo che cavalca un cavallo grigio. Il cavaliere porta nella mano destra un messaggio la cui destinataria è la donna sulla destra, una donna dal viso malinconico e dalle forme agili e delicate, caratteristiche della donna moderna. Sullo sfondo vediamo una nave nel mare e dei gabbiani volare in cielo. Sulla parete destra possiamo vedere degli uomini intenti a trasportare dei sacchi postali nel porto; in questi uomini predomina la fisicità classicheggiante e sono perfettamente equilibrati. E' possibile dire la stessa cosa per il gruppo dei tre operai che, intenti a caricare i sacchi su un camion, sono fusi in un'unica composizione, divisi dall'altro gruppo solo dalla figura di un postino. Possiamo notare in alto alla nostra sinistra, una raffigurazione ben delineata di corpi nudi immersi in uno sfondo ricco di flora, i quali sono intenti a comunicare tra loro con mezzi di allora. La loro fisicità richiama fortemente lo stile sironiano, uno stile geometrico elementare dove l'angoscia esistenziale è caratterizzata dalla ricerca dell'ordine, ma comunque accompagnato dalle cromie varie di Morici. Lo sfondo è dotato di prospettiva, immaginazione ed elementi architettonici. Alzando gli occhi verso il soffitto possiamo vedere la trascrizione della data di realizzazione dell'opera. Sopra il portone vediamo due soldati che rappresentano la guerra: a sinistra un soldato contemporaneo e sullo sfondo una stazione ferroviaria, mentre sulla destra vediamo un soldato dell'Impero Romano e sullo sfondo elementi di architettura classica. Questa indica la netta contrapposizione tra il passato ed il presente.
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All'interno del salone del Pubblico (sala successiva alla sala dei telegrammi), alzando gli occhi si avrà la vista di un meraviglioso soffitto a riquadri decorati da Gino Morici in cui i simboli delle comunicazioni sono contornati 'da disegni ispirati all'astrattismo avanguardistico coevo, con riferimenti a Depero, Mirò, Klee, Kandinskij di pregevole eleganza e compostezza lessicale. Possiamo osservare che al centro di ogni riquadro, esattamente all’interno degli esagoni, prevale un’ideazione più favolistica, anzi mitica, in cui su uno sfondo blu e tra il candore fantasmatico delle vesti emergono Angeli, Sirene, Mercuri, corridori a cavallo o su carro, navi, simbologie tutte con chiari riferimenti alla comunicazione postale. Il richiamo alla comunicazione postale è vivo anche all’interno dei rettangoli; vediamo delle figure in parte astratte che a due a due, contornano gli esagoni. Possiamo riconoscere ancora, ruote, eliche, barche, uccelli ed altre chiare figure in parte astratte che a due a due, contornano gli esagoni. Possiamo riconoscere, ancora, ruote, eliche, barche, uccelli ed altre chiare figure legate alla comunicazione. Si alternano così il segno plastico e figurativo con la linea pura e perfetta, razionale e geometrica, dal colore nitido e piatto, elementi tutti innovativi perché con chiari riferimenti ai maestri dell’avanguardia contemporanea: i segmenti multicolori riescono a creare una sinfonia pittorica veramente dinamica e incantevole.
Nelle icone classicheggianti, si apre la tipologia delle immagini e dei riquadri in cui sono inserite con un allettante gioco di forme geometriche, sia per le cromie delicate di tutti i profili di contorno, il ricordo di Gio Ponti è evidente: vi echeggiano "disegnativa", la sua stesura "semplice e nitida", la sua costante rivisitazione di iconografie classiche" nelle figure bianche morbide flessuose. tutta la scenografia risulta di gradevole fruizione per chi dal basso, nella noia delle lunghe file d'attesa, alza gli occhi in alto a guradare, e per questo l'artista si sbizzarisce con maggiore libertà creativa dando stura alle sue passioni e alle predilezioni artstiche.
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Il salone del Dopolavoro è tutta opera di Morici. Libero nell'ideare le icone, l'artista palermitano si rifà, con un delicato monocromatismo rosato in una parete e con un più incisivo bicromatismo (rosa e marrone) in un'altra a topoi tecnologici, dove riecheggiano memorie futuriste, aeropittoriche e icone meccanomorfe, rivisitate con segno dèco e con personali ritocchi di fantasia: timoni, eliche, ruote dentate, accessori della meccanica contemporanea e soprattutto dell'aviazione si susseguono in una composizione decorativa, che cerca di integrarsi il più possibile con la realtà contemporanea.
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Del solo Morici è la grande tela ad olio (cm. 200 x 386) del 1939, dal titolo “L’allegoria dell’Italia” di soggetto allegorico, oggi trasferita nella stanza del direttore della nuova sede delle Poste nissene. Trascinato dal gusto simbolico espresso nelle decorazioni della Sala dei telegrammi, Morici questa volta si cimenta con l’allegoria più che con il mito, dando vita ancora una volta a particolari che fanno riferimento alla navigazione, all’industria e all’agricoltura su un vasto sfondo marino foriero di burrasca: criptici presagi di imminenti tempeste della storia nel 1939 Sul mare si scorgono anacronistici velieri dominati al centro da un’armoniosa figura femminile, che abbraccia fasci e scure, certo un’antropomorfizzazione delicata dell’Italia fascista senza disturbanti cadute retoriche. L’artista emerge negli intensi volti e nell’abilità dell’impaginazione della scena, che si ritrovano in qualche altro suo dipinto coevo, con chiari legami al Novecentismo e sempre all’amato Gio Ponti. Il dipinto era prima custodito presso il palazzo delle Poste di via Leone XIII, adesso di proprietà della banca.

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